Gli investimenti sulle startup hi-tech: uno studio del Politecnico rende noto quali sono gli andamenti del 2017

Gli investimenti sulle startup hi-tech: uno studio del Politecnico rende noto quali sono gli andamenti del 2017

Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano, e la sua squadra di lavoro hanno dipinto un quadro complessivo degli investimenti in ambito startup avvenuti nello Stivale durante l’anno corrente con il Report “Corporate Entrepreneurship e Open Innovation: innovare con un occhio alle startup”. 



L’Osservatorio ha analizzato dati primari e secondari sui finanziamenti effettuati da parte di tre categorie di attori:

1.  gli attori formali, tra i quali annoveriamo i fondi di Venture Capital (VC) indipendenti, i fondi di Corporate Venture Capital (CVC) aziendali e il Governmental Venture Capital (GVC) o Finanziarie Regionali;

2.  gli attori informali, che includono Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding e aziende non dotate di fondo strutturato di CVC;

3.  gli attori internazionali, formali e informali.

Le analisi sono state effettuate tenendo conto dei dati forniti dal database dell'Osservatorio, che consta di 750 startup high-tech, le quali ricevono finanziamenti dagli attori sopra citati. Il risultato dell’analisi quindi si concentra solamente su startup finanziate.

Si è evidenziata una crescita di +44 milioni di euro di investimenti rispetto agli anni passati, apportati congiuntamente dalle tre categorie: gli investimenti da parte di attori formali calano del 21%, ma a controbilanciare questo calo facendo da contraltare al comparto precedente vi sono gli attori informali, con un trend positivo del +10%.

Per la prima volta dal 2012 si registra quindi il “sorpasso” degli investimenti informali su quelli formali (89 vs 80 milioni di euro), forti delle componenti positive apportate da Angel Network e dei Business Angel indipendenti, nonché da un forte potenziamento degli investimenti in Equity Crowdfunding (che hanno raddoppiato il loro valore quest’anno raggiungendo oltre 10 milioni di euro di investimenti): entrambe le voci sono state positivamente influenzate dagli incentivi legati al 30% di detrazione fiscale sulle somme investite in startup e PMI innovative.

Inoltre, si evidenzia un'importante nota positiva di aumento del valore medio degli investimenti: il 70% supera i 500.000 euro, e ciò implica che anche in Italia è possibile chiudere round di fascia medio alta e non solo ottenere investimenti di fascia medio bassa come pre-seed o seed.

Un focus sugli attorni internazionali

La categoria di attori che più influenza il report è quella degli attori internazionali: i loro investimenti nel 2017 raggiungono i 92,17 milioni di euro: apportano un +163% rispetto ai 35 milioni di euro consuntivati nel 2016, hanno origine principalmente da prevalentemente da Europa (51,4%), USA (38,1%) e Israele (7,3%); il 35,9% degli investitori hanno sede in UK, 24,5% in Benelux e il 19,1% in Svizzera. Inoltre, l’86,3% dei finanziamenti provengono da attori formali.

Bisogna tuttavia tenere conto, però, che di questi 92 milioni di euro oltre 40 sono stati incanalati in un’unica grande operazione, quasi la metà di tutta la componente degli investimenti internazionali.

È inoltre interessante rilevare come investitori italiani abbiano finanziato startup straniere per un totale di 65,8 milioni di euro, soprattutto startup con sede negli USA, in Gran Bretagna e in Svizzera: questo è il fenomeno dell’investment outflow, cioè il flusso di investimenti in uscita dal nostro ecosistema. Confrontando i dati di outflows ed inflows si evidenzia, comunque, come nel 2017 il nostro ecosistema abbia avuto un potenziale di attrattività sui capitali esteri più forte del 26% di quello estero sui capitali italiani.

Conclusioni

Nel suo discorso di presentazione del Report, Antonio Ghezzi rileva il crescente peso degli attori internazionali nel sostegno economico dato alle startup e la rilevanza degli attori informali rispetto a quelli formali. Ghezzi sottolinea la forte propensione delle startup italiane a guardare all’estero e a cercare collaborazioni con le imprese nazionali consolidate; inoltre, evidenzia il fatto che i fondi italiani sembrano credere meno nelle startup italiane rispetto a quelli stranieri e aggiunge che “la via verso cui muoversi sono le collaborazioni sistematiche e pervasive”. 

Per saperne di più sul report rimandiamo a questo link.



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