Hult Prize 2018: il team italiano di quest’anno inviato dall’Unibo e l’importanza di prestare attenzione ai bandi

Hult Prize 2018: il team italiano di quest’anno inviato dall’Unibo e l’importanza di prestare attenzione ai bandi

Abbiamo incontrato in esclusiva Nidhal Louhichi che ci ha raccontato del suo progetto e la sua esperienza all'Hult Prize London 2018.

Abbiamo incontrato in esclusiva Nidhal Louhichi che ci ha raccontato del suo progetto e della sua esperienza all'Hult Prize London 2018.

Studente di ingegneria biomedica del campus di Cesena, Nidhal è di Bologna e spesso studia al Cicu con alcuni amici giuristi. E’ durante una mattinata di studio che Nidhal ha notato, affisso al muro, un cartellone che invitava a candidare la propria idea a un concorso per vincere finanziamenti. Da quel momento in poi inizia a prestare attenzione ai bandi e, tra tutti, nota quello per partecipare con la propria idea all’Hult Prize 2018: in palio 1 milione di dollari di finanziamento.

La sfida lanciata dal premio Hult di quest’anno, come annunciato dall’ex presidente Bill Clinton alle Nazioni Unite, è: "Sfruttare la potenza dell'energia per trasformare le vite di 10 milioni di persone". Non si parla necessariamente di cercare il prossimo step nel campo dell’energia, ma piuttosto modalità innovative di utilizzo della stessa.

A differenza di molti studenti di ingegneria biomedica, interessati a fare carriera nella ricerca, Nidhal sogna di fare impresa sfruttando le conoscenze maturate con i propri studi.

Nidhal scopre che l'unico campus tra le università italiane affiliato all'Hult Prize è l'Alma Mater Studiorum di Bologna e, proprio tramite l'Unibo, con un team di amici e colleghi (Salvatore Caravello, Lorenzo Zattini e Karim Zarfaoui), decide di candidarsi alla competizione con un progetto da tempo che aveva in mente, E-STEPS.

Il progetto

Solamente grazie all’attività compiuta dai nostri piedi, senza nemmeno accorgercene, durante il giorno generiamo un grande quantitativo di energia meccanica. L’idea di Nidhal consiste nell’incanalare la forza prodotta dalla suola delle scarpe mentre si cammina, altrimenti persa, in batterie estraibili dalla suola stessa: praticamente, una scarpa con un power bank incorporato che si ricarica camminando.

La scarpa può essere utile a chi durante la giornata non ha possibilità di ricaricare i propri dispositivi mobili ed è spesso in movimento ed evita di sprecare l’energia prodotta dal moto dell’essere umano.

Per il prodotto vi è domanda, ma vi sono già diversi competitor che se ne occupano. Nidhal, però, si rende conto che c’è una fetta di mercato ancora libera che corrisponde ad un problema da risolvere.

Migrare significa spostarsi e per spostarsi, in assenza di ulteriori mezzi, l’uomo da sempre usa le proprie gambe, i propri piedi e le proprie calzature.

Ispirato da ciò che gli riferiscono alcuni operatori di One Bridge to Idomeni, associazione per l’aiuto dei migranti costituita da volontari veronesi, Nidhal capisce che il primo bene spesso fornito ai migranti sono esattamente le scarpe. E che uno dei motivi per cui i migranti interrompono i loro spostamenti è la necessità di ricaricare il telefonino, unico mezzo per accorciare le distanze con i cari e le famiglie lontane.

Decide così di reimpostare il progetto in linea con le necessità di un mercato più specifico, quello dei migranti, dando un profilo sociale alla propria idea di business.

Le Regionals dell’Hult Prize

E-STEPS si classifica alle selezioni dell'Alma Mater come miglior team e partecipa come unico progetto italiano alle Regionali Hult Prize di Londra 2018. Così, grazie a LegaCOOP che ne ha coperto le spese di viaggio, il 9 e 10 marzo il team è volato fino a Londra per la competition. Nidhal ci ha raccontato che lui e i suoi colleghi sono stati accolti con grande entusiasmo, come ambasciatori.

E-STEPS non ha passato il turno di selezione, ma Nidhal racconta che è stata comunque un’esperienza positiva durante la quale lui e la squadra hanno potuto conoscere gli altri team, fare network e tenere il pitch davanti a una platea internazionale. In ogni caso E-STEPS si è candidato ai ripescaggi: vedremo se l'avventura presso l’Hult Prize procederà.

Quello che ci dice Nidhal, a prescindere dall’Hult Prize, è che ci sono tantissime possibilità in Italia e - ancor di più - all’estero per partecipare a competizioni e ottenere finanziamenti: bisogna sviluppare un occhio attendo per bandi e credere nel proprio progetto.

Nulla è impossibile se ci si mette in gioco, nemmeno gareggiare a una competizione organizzata dall’ONU. “Perché gli altri credano nel nostro progetto dobbiamo essere noi stessi i primi a crederci; tutto il resto, prima o poi, arriverà da sè”, dice Nidhal.

Forse non vinceranno l’Hult Prize, ma con la loro determinazione i ragazzi di E-STEPS compiranno sicuramente grandi passi.



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