I dati della Relazione MISE segnalano un netto incremento del numero di startup innovative nate nel 2017, ma ancora troppo pochi i venture capital

I dati della Relazione MISE segnalano un netto incremento del numero di startup innovative nate nel 2017, ma ancora troppo pochi i venture capital

Il 18 dicembre è stata presentata al Parlamento la Relazione 2017 del MISE sullo stato d’attuazione delle policy a sostegno di Startup e PMI innovative, lavoro della Direzione Generale per la Politica Industriale, la Competitività e le Piccole e Medie Imprese del Ministero dello Sviluppo Economico, guidata dal Direttore Generale Stefano Firpo (a piè di pagina trovate il link al Report)

Secondo la Relazione, al 30 giugno 2017 le startup iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese sono arrivate a7.398, con unincremento del 24,5% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. La crescita senz’altro ha diverse ragioni, tra cui annoveriamo i favorevoli contesti universitari e della ricerca, la nascita e lo sviluppo di incubatori e acceleratori (aziendali e “istituzionali”), l’interesse dimostrato da investitori, business angel, fondi e venture capitalist, l’attenzione crescente dei mass media, oltre che, naturalmente, la vocazione tipicamente imprenditoriale di molti giovani startupper.


Leggendo i dati della Relazione può sembrare che la crescita del numero delle start up sia sensibilmente in flessione rispetto al periodo 30 giugno 2015 - 2016: l’incremento registrato nel periodo suddetto è stato infatti del 39,9% (4.249 start up nel 2015 e 5.942 nel 2016), un 15,4% in più rispetto ai 12 mesi successivi.

Per leggere correttamente questi dati, però, occorre ricordare le disposizioni di regime transitoriopresenti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 16/E dell’11/06/11: le società costituitesi tra il 20 ottobre 2010 ed il 18 dicembre 2012 potevano restare iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese solo fino al 18 dicembre 2016, e ciò ha inevitabilmente causato una ingente fuoriuscita di imprese dal Registro durante i primi mesi del 2017. 815, di preciso, hanno abbandonato tale Registro.

Tenendo conto di questi numeri, vi è stata una crescita importante del numero di startup iscrittesi anche nel periodo 30 giugno 2016 - 17.

Si calcola che in totale, nel biennio 30 giugno 2015 - 17, le startup iscritte (senza tenere conto delle “veterane” che hanno abbandonato il registro) sono state 3149, per un 74% di incremento delle iscrizioni / dei “nuovi arrivi”.

Bisogna inoltre indicare un importante elemento: tra le 815 startup fuoriuscite dalla sezione speciale nei primi mesi del 2017 si annoveravano, infatti, molte tra le realtà più consolidate e mature (in quanto avviate da più tempo), e, pertanto, che recavano un valore della produzione e occupazionale mediamente più alto.

Elementi di demografica d’impresa: tasso di natalità e mortalità delle startup nell’ultimo periodo in esame (giugno 2016 - 17)

Il Report indica anche i tassi di natalità e mortalità delle startup nell’ultimo periodo esaminato: il tasso di natalità indica il rapporto tra le startup innovative costituitesi in quei 12 mesi e il totale delle iscritte, il tasso di mortalità, invece, il rapporto tra startup che hanno cessato la propria attività ed il totale delle iscritte.

Senza tenere conto delle 815 “uscite” per la scadenza del regime transitorio, 1216 imprese sono scomparse dalla sezione speciale.

Di queste, 193 hanno cessato la propria attività e 93 sono inattive, sospese, in stato di liquidazione o fallimento. Le restanti 930 sono invece tuttora imprese attive, e 156 tra queste hanno optato per accedere al regime di PMI innovativa.

Il tasso di natalità registrato è del 32,5%, quello di mortalità invece del 3,2%.

Se il tasso di sopravvivenza a due anni si mantiene sul 95%, solo l’89% delle imprese costituite nel 2013 è ad oggi ancora attiva. Risultato comunque positivo, ma lievemente peggiore di quelli ottenuti nel breve periodo.

Le parole del Ministro Calenda: attenzione ai (pochi) venture capital e alla fuga di imprese all’estero

Il punto di vista sulla situazione startup e PMI innovative in Italia del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, è espresso nella prefazione del Report.

Calenda sostiene che dalla loro introduzione nel sistema giuridico italiano, le start up e le PMI

Innovative, raddoppiando il loro numero negli ultimi due anni non sono più considerabili come una realtà di nicchia: esprimono complessivamente oltre 2 miliardi di euro di fatturato e offrono circa 50mila posti di lavoro. Ma l’impegno messo in campo finora non basta: infatti, seppur in crescita, tali numeri sono ancora ben distanti da benchmark internazionali.

C’è un tema su cui è richiesto un ulteriore sforzo”, afferma Calenda,“finanziare lo sviluppo di queste realtà imprenditoriali attraverso il venture capital che, seppur in crescita tendenziale, appare ancora modesto rispetto ai risultati raggiunti da altre economie europee. Secondo l’European Venture Capital Report (EVCR) 2016, in Italia nel 2016 si sono raccolti 162 milioni di euro in venture capital. Nello stesso anno, però, in Spagna il mercato ha raggiunto i 611 milioni di euro, in Germania si è attestato intorno ai 2 miliardi e in Francia ha superato i 2,7 miliardi: ordini di grandezza evidentemente troppo differenti, con un ritardo italiano che tende ad accentuarsi.”.

Ci auspichiamo che il mercato del venture capital italiano cambi passo velocizzandosi. In caso contrario, c’è il rischio che le tante startup innovative nate negli ultimi anni proseguano difficilmente col proprio di sviluppo o decidano di trasferirsi all’estero: questa sarebbe una grave perdita per la competitività italiana. Come nel campo della ricerca potrebbe nascere un fenomeno parallelo alla “fuga di cervelli all’estero”, cioè la “fuga di startup”, alla ricerca di terreni più fertili e stranieri su cui far crescere la propria impresa.

Il Report è consultabile qui: http://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/startup_relazione_annuale_al_2017.pdf



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