Il Programma Italia Startup Visa e i dati del MISE

Il programma L’esperienza dei grandi hub globali ha evidenziato come la presenza di imprenditori migranti altamente qualificati arricchisca gli ecosistemi delle startup e rappresenti per esse un valore aggiunto.

Il programma

L’esperienza dei grandi hub globali ha evidenziato come la presenza di imprenditori migranti altamente qualificati arricchisca gli ecosistemi delle startup e rappresenti per esse un valore aggiunto.

Seguendo le linee guida del Piano Junker 2014 e traendo ispirazione dalla misura n. 44 del piano Destinazione Italia, nello stesso anno il Ministero Italiano per lo Sviluppo Economico (MISE) ha lanciato il programma Italia Startup Visa (“ISV”, italiastartupvisa.mise.gov.it), creato con lo scopo di attrarre in Italia imprenditori innovativi, di nazionalità extra UE, intenzionati a sviluppare su suolo nazionale il proprio progetto imprenditoriale, al fine di ottenere un sempre più florido patrimonio/portfolio italiano di startup innovative e di rendere l’Italia un Paese accogliente per i flussi di mobilità qualificata.

Le prime statistiche

Le domande pervenute nel periodo nel periodo 30 giugno 2016 / 30 giugno 2017, secondo una statistica del MISE (consultabile qui) sono state 252: di queste quasi il 60% ha avuto esito positivo.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno 2014/15 si è registrato un incremento del 46% delle richieste.

Sempre secondo il rapporto del MISE, i soggetti che hanno richiesto da giugno 2016 a giugno 2017 un visto lavorativo autonomo provengono da 34 paesi differenti: tra i paesi di provenienza dei candidatial primo posto la Cina con 60 candidature accettate, al secondo posto la Russia con 54 candidature, a seguire Stati Uniti e Pakistan, entrambi con 47 richieste con esito positivo. Infine Ucraina e Iran.

Il primato della città prediletta come destinazione dagli startupper stranieri spetta a Milano, dove 33 detentori di visto startup hanno deciso di stabilirsi. Al secondo posto si classifica Roma ed al terzo Treviso, forte del grande polo-incubatore H-Farm. Tra gli ultimi posti si posiziona invece Bologna, città universitaria per eccellenza ma che, evidentemente, non riesce ancora a destare l’attenzione dei richiedenti un visto startup.

Procedura per ottenere il visto d’ingresso

Grazie all’ISV gli imprenditori innovativi stranieri possono fare richiesta per la concessione di visti d’ingresso in Italia per lavoro autonomo.

La procedura di iscrizione introdotta dal MISE online è gratuita, digitalizzata e può svolgersi interamente in lingua inglese, con la presenza di servizi di “customer care” per il richiedente.

Inoltre, l’iter che conduce al rilascio del nulla osta al visto è completamente centralizzato: un’unica amministrazione, cioè il MISE, gestisce tutte le comunicazioni necessarie con le amministrazioni coinvolte e svolge il ruolo di interlocutore unico per i candidati al visto. Il nulla osta viene emesso di regola entro 30 giorni dalla presentazione ufficiale della candidatura, quindi la procedura si esaurisce in tempi rapidi.

Candidature, team e soglia finanziaria

Le candidature possono anche essere presentate singolarmente o congiuntamente da più soggetti facenti parte dello stesso team, composto al massimo da 5 elementi.

Nel caso di candidature in team, la soglia finanziaria minima richiesta nel bando per accedere alla valutazione del Comitato Italia Startup Visa è pari a 50.000,00 euro per l’intero team, ma tale regola, adatta ad attrarre in Italia finanze devolute all’impresa, va intesa come meramente indicativa: l’ammontare delle risorse finanziarie è strettamente connesso alla valutazione della solidità del progetto di impresa.

Il giudizio sull’adeguatezza dei fondi a disposizione del team è a discrezione del Comitato ISV, il quale può considerare come adeguata una soglia finanziaria anche considerevolmente superiore al minimo previsto.

Se sussistono le condizioni contemplate/introdotte dalla normativa generale sul lavoro autonomo, gli stranieri possono anche fare richiesta “per aggregazione” a startup innovative già costituite: in tal caso il visto viene concesso in ragione dei capitali e del know-how imprenditoriale apportato all’azienda. Ad oggi, le startup alle quali si sono aggregati i cittadini stranieri erano in prevalenza costituite da italiani.

Al seguente link il MISE ha fornito un documento in lingua inglese contenente una panoramica sulla legislazione italiana sulle startup (aggiornata a marzo 2016): http://italiastartupvisa.mise.gov.it/media/documents/Executive_Summary_Italy's_Startup_Act_02_03_2016.pdf