Il sottile e pericoloso erotismo delle startup, ammessi i minori

Il sottile e pericoloso erotismo delle startup, ammessi i minori

Che Filodiritto fosse ancora vivo alla soglia dei diciassette anni non lo potevo prevedere, anche se lo speravo, che diventasse ragazzo padre (in questo caso la madre non è certa), era proprio fuori dalle mie pur fervide capacità immaginative. E il bimbo nascente non poteva che occuparsi di startup, ma con alcune peculiarità sostanziali rispetto al papà, ancora adolescente

Il sottile e pericoloso erotismo delle startup, ammessi i minori

Che Filodiritto fosse ancora vivo alla soglia dei diciassette anni non lo potevo prevedere, anche se lo speravo, che diventasse ragazzo padre (in questo caso la madre non è certa), era proprio fuori dalle mie pur fervide capacità immaginative. E il bimbo nascente non poteva che occuparsi di startup, ma con alcune peculiarità sostanziali rispetto al papà, ancora adolescente.

Tanto il padre è orizzontale quanto il figlio nasce già con velleità verticali, in profondità e in altezza. Spiego perché.

Sono uno spettatore del teatro della vita e dell’impresae uno dei fenomeni che oggi mi sembra meriti un’attenzione particolare, non solo, va da sé, per le implicazioni economico-giuridiche – se così fosse non sarebbe stato degno di uno spazio tutto suo – bensì soprattutto sociali, è quello delle startup.

L’utilizzo dell’espressione nei quotidiani e nei media in generale è invadente e come avviene in questi casi rischia di disorientare (nei casi limite di intossicare).

Con linguaggio modaiolo potremmo dire che oggi creare una startup è cool o glamour: all’estero e da ormai tre/quattro anni circa anche in Italia è argomento di conversazione trendy, per i più fortunati può aumentare l’autostima e persino rendere attraenti (per cinque minuti di conversazione).

Startdoup nasce per andare oltre alla nota sexy di facciata, al biglietto da visita e alla pagina LinkedIN con riportata l’agognata qualifica co-founder(per quello basta anche un falso profilo, vedi alla voce catfishing).

Lo spettatore, oltre ad osservare, si informa, interroga e si interroga, cercando di coinvolgere chi per esperienza, competenze, intuito, lungimiranza, visione e prospettiva è in grado di fornire chiavi di lettura possibilmente originali e fuori dagli schemi.

Insomma, incursori e guastatori, senza dimenticare logistica e fanteria.

Allora?

Allora tra le altre cose vorrei scoprire insieme a chi collaborerà a questa nuova avventura – che è in fondo un viaggio per territori esplorati ma per tanti versi sconosciuti – e a chi ci seguirà da lettore:

se l’exit è una chimera
le ragioni di insuccesso delle startup
se l’ecosistema favorevole alle startup è l’ennesimo tributo al politicamente corretto
se lo startupper è soltanto l’ex dipendente che cerca di vincere le proprie frustrazioni
se è possibile (e auspicabile) che lo studente si veda startupper
quanto conta avere un buon business angel al proprio fianco
a quali condizioni è vero che comunque vada sarà un successo
la logica con cui opera il finanziatore
se l’incubatore si mangerà il fablab, come evolverà e cosa farà per lo startupper
se è in corso una mutazione genetica dell’imprenditore
se lo startupper rischia di vivere in perenne stato da coitus interruptus
chi è e a cosa serve il mentor (non è un ansiolitico né un rinfrescante d’alito)
se per fare i soldi occorre rivolgersi altrove
come funziona l’acceleratore
se crescere in fretta è indispensabile
se i round di investimento possono essere tanti quanti un incontro di pugilato professionistico
che differenza corre tra venture capital e private equity
se i PIR sono solo l’acronimo del giorno, vittima di facili storpiature
se l’imprenditore di ieri può essere lo startupper di oggi
se l’ecosistema delle startup è l’ennesimo Eldorado del professionista pescecane
dove e perché si spendono male i soldi
cosa possono fare gli enti locali per le startup (oltre a cercare di raccogliere voti)
se l’Italia è competitiva almeno sul piano normativo-fiscale
quando fidarsi diventa il preludio del peggior incubo della propria vita
se e in che misura ricercatore e imprenditore sono compatibili caratterialmente
quando e perché la startup entra in modalità stand by
se il mondo delle startup in prospettiva è l’antidoto al ceocapitalismo (ammesso che esista)
che connessione hanno industria 4.0 e startup
se crowdfunding e startup sono destinati a crescere a ritmi simmetrici
perché i soci (meglio i co-founder) litigano e quando si dovrebbe intuire subito
se il nano-comune può fare molto per le startup o si deve rassegnare a essere ai margini dell’impero

Come si dice: tutto questo e altro ancora...
con il taglio insieme entusiastico, scanzonato e disincantato del bimbo che scopre un mondo nuovo e non si vergogna di fare domande finché le risposte non lo convinconoe la consapevolezza che per quanto cercherò di accudirlo e indirizzarlo, crescerà in modo diverso da come me lo sono immaginato. Tutto considerato questo me lo rende già caro.

Ad maiora!



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