Imprenditori si nasce o si diventa?

Imprenditori si nasce o si diventa?

Senza arrovellarsi sterilmente nel dubbio amletico, la Famiglia Tassi e in particolare Carlo Tassi, imprenditore e business angel, in ricordo del padre Lamberto Tassi, da tre anni li fa crescere, in felice connubio con l’Istituto di Istruzione Superiore Primo Levi di Vignola.

Imprenditori si nasce o si diventa?

Senza arrovellarsi sterilmente nel dubbio amletico, la Famiglia Tassi e in particolare Carlo Tassi, imprenditore e business angel, in ricordo del padre Lamberto Tassi, da tre anni li fa crescere, in felice connubio con l’Istituto di Istruzione Superiore Primo Levi di Vignola. 

Sabato 10 marzo 2018 nella Sala dei Contrari della Rocca di Vignola, concessa gentilmente dalla fondazione di Vignola, si è svolta la presentazione delle start up simulate dai ragazzi nel corso della terza edizione di From idea to action, titolo che è perfetta sintesi di vocazione e scopo del percorso formativo nonché del pragmatismo del suo principale ideatore.

Si tratta di un percorso di avviamento all’imprenditoria per ragazzi della quarta superiore. Nelle prime due edizioni il percorso ha coinvolto ragazzi su base volontaria e si è svolto, nel 2016, a settembre fuori dal periodo scolastico, mentre nel 2017 un giorno alla settimana per due mesi. 

Quest’anno, invece, il percorso è stato organizzato nell’ambito del periodo di alternanza scuola-lavoro (non più su base volontaria, pertanto), concentrando i lavori in una settimana, dal 5 al 9 marzo. Altra importante novità è costituita dalla partecipazione, insieme alla 4C meccatronica dell’Istituto tecnico, anche di una quarta del liceo scientifico. Per il primo anno, così, all’interno degli otto gruppi di ragazzi, hanno partecipato al percorso anche ragazze.

Carlo Tassi introduce la mattinata parlando dei cobot, i robot collaborativi, uno dei più dirompenti fenomeni tecnologici che interessa la produzione e l’organizzazione aziendale, e richiede nuovi modelli di impresa, di collaborazione e condivisione a distanza. L’invito ai ragazzi – ma aggiungo io a tutti – è di avere una mente aperta, perché provare ad essere imprenditore vuole anche dire essere prima di tutto imprenditori di se stessi. Per questo il percorso ha avuto principalmente l’obiettivo di fornire ai ragazzi la cassetta degli attrezzi per imparare come mettere sul mercato beni o servizi. 

Tassi traccia subito un bilancio, affermando di essere sorpreso dai risultati raggiunti dai ragazzi, nonostante la sola settimana di lavoro, per quanto molto intenso. Altre realtà scolastiche hanno chiesto informazioni per poter replicare il percorso, segno di un crescente interesse.

Emilia Muratori, sindaco di Marano sul Panaro e Presidente dell’Unione Terre dei Castelli, nota sinceramente che il territorio è più avanti dell’amministrazione: si tratta in particolare del mondo dell’educazione e dell’impresa. Ringrazia la famiglia Tassi per aver creato l’opportunità per i ragazzi. Infine rileva il valore espresso dagli istituti tecnici.

Non mi sembrano saluti convenzionali e meritano di essere menzionati.

Altrettanto sinceramente la professoressa Alessandra Galli – tutor scolastico – ammette che l’obbligo di partecipazione al percorso l’aveva inizialmente lasciata perplessa, ma rileva con evidente soddisfazione che i ragazzi si sono appassionati e hanno manifestato, giorno dopo giorno, un crescente coinvolgimento e interesse. Si sofferma inoltre sull’importanza di apprendere utilizzando un metodo esperienziale. Rivolgendosi ai ragazzi li invita a considerare che lavorare in proprio o come dipendenti non dovrebbe cambiare l’approccio, ribadendo che dovranno essere sempre imprenditori di se stessi. Infine evidenzia l’importanza dell’eterogeneità dei gruppi formati da componenti dell’istituto tecnico e del liceo, nonché da ragazze. I ragazzi hanno concluso che “Nessuno di noi da solo è tanto intelligente quanto tutti noi insieme”. 

Non mi sembrano banalità.

Vale la pena di menzionare che il percorso è stato concretamente sviluppato da The Doers che – dietro al nome da complesso anni sessanta – ha un programma forse ambizioso “aiuta le aziende e le persone a navigare l’incertezza, innovare con successo, e cambiare il mondo”, ma del tutto credibile, a giudicare dai risultati di sabato.

Pietro Bianchetta spiega nel dettaglio il percorso svolto con l’obiettivo di trasferire ai ragazzi un’attitudine imprenditoriale per la scuola e la vita e di fare maturare in loro la cultura del fare. In sostanza, le lezioni sono state accompagnate da subito con momenti diretti a fare mettere in pratica ai ragazzi quanto appreso. 

Mi sembra utile ricordare le fasi del percorso sviluppato da The Doers, che rappresentano in versione super concentrata l’iter di una start up:

1.Team building - creazione di gruppi eterogenei

2.Discovery - a chi l’idea potrebbe portare beneficio per entrare in contatto con il target di mercato?

3.Meet the market - interviste alle persone 

4.Test your offer - costruzione di landing page

5.Start to selling - utilizzo di Facebook e pubblicità on line con raccolta di reazioni del mercato

6.Start pitching - sviluppo di competenze e attitudini per presentare il progetto sintetizzandolo in cinque minuti

Secondo Bianchetta è importante che i ragazzi abbiano capito che per avere un’attitudine imprenditoriale occorre prima di tutto conoscere se stessi e i propri skill. Per fare questo, i ragazzi hanno dovuto imparare a lavorare efficacemente in team e si sono trovati di fronte a sfide e problemi; del resto la soluzione non è certa, l’imprenditore la deve trovare. Parla inoltre di resilienza: capacità di trovare il lato positivo di fronte alle sfide della realtà. Ad esempio, i ragazzi hanno fatto le interviste in un giorno di pioggia e hanno dovuto raccogliere riscontri in sola un’ora e mezza di tempo. 

Quest’anno le tracce sono state fornite da The Doers, consentendo agli 8 gruppi dei ragazzi di concentrarsi sullo sviluppo del progetto e sulla presentazione. 

Ecco le start up sviluppate dai ragazzi:

RITA (Rubbish Intelligent Tracking Assistant), CLEAR S.A.R. e Greenbid hanno ad oggetto la semplificazione e razionalizzazione della raccolta differenziata, per tutti nel primo e secondo caso e per i ristoratori nel terzo. 

Food Saver e Fasteat sono start up dirette ad incentivare l’utilizzo di cibi in scadenza, evitandone lo spreco e facendo risparmiare nella spesa.

iFix è un servizio mediante web e applicazione he consente di rilevare e riparare guasti allo smartphone.

Con Flashwash è possibile ottenere la pulizia dell’auto a domicilio 

Infine il progetto vincitore: Tutorfinder, motore di ricerca per trovare il tutor su misura per studenti che devono recuperare debiti o reperire un buon insegnante per ripetizioni. Ai membri della start up buoni per l’acquisto di beni tecnologici: chissà che non sia la base per una vera start up.

Tra un gruppo e l’altro di futuri startupper – o comunque imprenditori – Chiara Giovenzana ha raccontato la propria esperienza di ricercatrice, startupper e collaboratrice fondi di investimento, in Silicon Valley, in Svizzera e ora anche in Italia. Il suo intervento non ha avuto nulla di scontato e si è concluso con una nota non trascurabile: l’importanza della figura del mentor

Dalla giornata non torno tanto con l’entusiasmo dei ragazzi – mi sembra francamente scontato, anche se forse non è così a giudicare da tanti coetanei in cerca di sussidi e prebende – ma con la convinzione che abbiano maturato in una sola settimana una buona base di competenze e soprattutto di esperienza con la quale sono sicuro che affronteranno e leggeranno la realtà. 

C’è speranza in Italia.




Gallery