Le principali novità su equity crowfounding e Pmi

Le principali novità su equity crowfounding e Pmi

Sono in arrivo importanti novità sulla raccolta di capitale da parte delle piccole e medie imprese per effetto del nuovo Regolamento Consob del 29 novembre 2017, in vigore dal 3 gennaio 2018.

Sono in arrivo importanti novità sulla raccolta di capitale da parte delle piccole e medie imprese per effetto del nuovo Regolamento Consob del 29 novembre 2017, in vigore dal 3 gennaio 2018.

La legge di bilancio 2017 ha infatti esteso l’equity crowdfounding, non solo alle start-up e alle piccole medie imprese innovative, ma alla totalità delle Pmi, riconosciute come tali in base ai parametri dimensionali di cui alla Raccomandazione 2003/361/CE.

Le piattaforme di equity crowfounding hanno l’esclusiva finalità di facilitare la raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in PMI.

In precedenza, la quota di capitale che doveva essere sottoscritta da un investitore istituzionale nell’ambito di una campagna di crowdfounding era pari ad almeno il 5% dell’ammontare raccolto, oggi il Regolamento Consob ha ridotto la soglia al 3% per le «offerte effettuate da piccole e medie imprese in possesso della certificazione del bilancio e dell'eventuale bilancio consolidato, relativi agli ultimi due esercizi precedenti all'offerta, redatti da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili».

Altra novità è stata l’estensione a tutte le Pmi costituite in forma di srl, di deroghe al diritto societario vigente, fra le quali compare la possibilità di offrire al pubblico quote sociali attraverso portali online. Per offrire garanzie ulteriori agli investitori, i gestori dei portali dovranno aderire ad un sistema di indennizzo a tutela degli investitori stessi o, in alternativa, saranno chiamati a stipulare una polizza assicurativa per responsabilità professionale circa i danni arrecati ai clienti dalla loro attività.

Inoltre, in capo ai gestori sono previsti stringenti requisiti di onorabilità, professionalità e circa eventuali conflitti di interesse, problematica frequente e pericolosa in tema di governance, in grado di mettere a rischio anche le realtà più virtuose. Pertanto, qualora i gestori dei portali nutrano interessi nei confronti dei titoli offerti, essi dovranno comunicarlo ai sottoscrittori e, qualora il conflitto sia rilevante e condizionante per il mercato, gli emittenti si dovranno astenere dall’incarico.

Il regolamento Consob prevede una serie di informazioni obbligatorie che i portali devono rendere chiaramente visibili al pubblico. Tali obblighi informativi comprendono i dati generali sul gestore e sulle attività da esso svolte, gli eventuali costi a carico degli investitori, i meccanismi di risoluzione delle controversie e le varie misure a tutela di questi ultimi in materia di conflitto di interesse.

In conclusione, il meccanismo dell’equity crowdfounding risulta estremamente più semplice rispetto ai mercati regolamentati e non regolamentatidelle borse valorie, in secondo luogo, la procedura ha dei costi che sono molto più contenuti. Infatti, in genere, i gestori delle piattaforme chiedono una percentuale che va dal 4 al 7% sul capitale raccolto.

Attualmente in Italia, secondo il Politecnico di Milano, le piattaforme dedicate all’equity crowdfounding sono 22, cifra ancora marginale rispetto alle oltre 100 attive per il crowdfunding tradizionale. Tra le principali si segnala Next Equity Crowdfounding Marche Srl, che ha raccolto finora oltre un milione di Euro per conto di Synbiotec Srl e impegnata in una serie di progetti d’avanguardia. Altra piattaforma emergente è Mamacrowd, che ha lanciato Fidelityhouse (ad oggi oltre 740000 Euro), primo Social Content Network in Italia in grado di informare gli utenti circa i propri interessi, in modo che essi possano guadagnare dalle visualizzazioni dei contenuti da essi generati. Nella tabella sottostante[1] sono indicati i portali autorizzati dalla CONSOB a proporre campagne di equity crowdfunding in Italia (Report Politecnico di Milano 30/6/2017).



Chiaramente è ancora troppo presto per esprimere pareri circa l’introduzione di queste novità e sulla loro effettiva capacità di finanziamento per startup e pmi, ma, data l’importanza del ruolo svolto dalle piccole e medie imprese nel nostro territorio, tali iniziative possono far ben sperare riguardo la possibilità di offrire nuove alternative per raccogliere capitale a costi contenuti in un Paese in cui gli investitori sono particolarmente risk adverse.




[1] la tabella è presente tra le immagini.



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