Primo incontro di StartUp Grind Bologna

Primo incontro di StartUp Grind Bologna

Abbiamo recensito il primo incontro di Startup Grind a Bologna, che ha avuto come tema la blockchain e i suoi vari utilizzi, tra cui le I.C.O. e la notarizzazione.

Startup Bologna e l’Associazione Quadrante portano per la prima volta alle Scuderie di Bologna un evento del format Start Up Grind.

Startup Grind è una community globale nata in California nel 2010 con la missione di diffondere la cultura dell’imprenditorialità, delle start up e dell’innovazione mettendo a disposizione di un pubblico dialoghi tra imprenditori di spicco/punta che, intervistati da altri imprenditori, raccontano le loro storie ed esperienze.

Lo scopo degli incontri è quello di allineare tutti i partecipanti/spettatori dell’evento con i valori della community: primo valore è il network, cioè la creazione di legami che vadano oltre le referenze, altro valore è l’aiuto reciproco, mettendo a disposizione le proprie esperienze con chi sta iniziando la propria avventura nel mondo startup.

Andrea Pauri

Assieme a Federico Strollo, co-director dello Startup Grind Bologna è Andrea Pauri, già noto per essere il curatore di TED-X Bologna.

Temi di oggi, particolarmente caldo al momento, sono la blockchain e le I.C.O. (Initial Coin Offering). Pauri spiega che la blockchain, un registro distribuito di dati che grazie ad una tecnologia garantisce sicurezza, è una forza tecnologica emergente, che nel bitcoin ha solo la punta dell’iceberg. Tale registro permette di emettere monete (solo lo scorso anno sono state diffuse oltre 900 cripto monete) e, per l’appunto, le I.C.O. sono nate proprio dalla possibilità di appoggiarsi a tale registro.

Alessandro Cadoni

A parlare di I.C.O. è stato chiamato sul palco Alessandro Cadoni: 28 anni, di Milano, è uno dei tre co-fondatori di Friendz, startup che ha avuto una perfomance entusiasmante nella raccolta fondi via blockchain. I primi di marzo Friendz ha lanciato un I.C.O. che nel giro di poche settimane ha raccolto 25 milioni di dollari.

Cadoni racconta la storia di Friendz: appassionato di social media e all’ultimo anno di ingegneria, lui e un amico vogliono trovare un modo innovativo di fare pubblicità sui social.

Riflettendo” dice Cadoni “ci siamo resi conto che i messaggi pubblicitari più efficaci sono quelli che hanno come fonte il passaparola dei propri amici: questi “postano” la foto di un prodotto solo quando gli è piaciuto davvero, in maniera spontanea, gratuita, sincera”.

Cadoni e il socio si rendono conto di aver individuato una fonte di marketing molto potente; creano quindi una piattaforma che ha lo scopo di coinvolgere le persone nella creazione di contenuti pubblicitari sui social, in cambio di piccoli bonus da spendere in acquisti online.

Scatenate i nerd e i social addicted

La differenza tra le start up di successo e le altre è che le prime immettono sul mercato un prodotto per cui i consumatori sono disposti a pagare. Cadoni e il socio hanno testato su un forum di amanti dei social ciò che, in seguito, avrebbero voluto fare sulla piattaforma: qui la gente testava il “demo”, forniva consigli e critiche, costruttive all’inizio di un percorso. “In ogni caso i feedback erano positivi e il meccanismo attirava”, dice Cadoni.

Lo stalking del manager

La narrazione di Cadoni prosegue. Lui e il socio si sentivano pronti per offrire il prodotto alle aziende ma l’esito era sempre sconfortante; le aziende non erano disposte a pagare il servizio. I due ragazzi hanno provato a contattare su Linkedin manager di varie aziende, ma nessuno di questi rispondeva.

Hanno allora deciso di recarsi, con il coltello tra i denti, nelle sedi delle varie multinazionali situate in Lombardia a proporre il servizio. Il loro motto diventò “se non possiamo entrare dalla porta di ingresso, entreremo da quella di servizio”: aspettavano che qualcuno uscisse dal retro a fumare una sigaretta, bloccavano la porta ed accedevano di soppiatto negli stabilimenti aziendali, dritti all’ufficio del manager/dell’amministratore delegato dell’azienda. Coca Cola, tra le tante.

Riuscivano a vendere il prodotto? No, ma le loro proposte venivano respinte motivatamente, indicandogli le pecche per cui quel prodotto non era adatto e funzionale. Così, i ragazzi tornavano a casa con in mano il consiglio di soggetti esperti da seguire per riformulare il prodotto.

Così via, creavano un prodotto sempre più su misura per il brand che l’avrebbe acquistato in futuro.

La scoperta della blockchain

A metà 2016 ricevono il finanziamento di una azienda quotata in borsa: ciò consente loro l’accesso a brand che altrimenti sarebbero stati irraggiungibili e gli conferisce solidità. Friends aveva fatturato più di 1 milione di euro durante il suo primo anno di attività: era un’azienda sostenibile che non necessitava di finanziamenti. Tuttavia, quando ci si autofinanzia la crescita è lenta; è qui che i ragazzi hanno scoperto il mondo della blockchain.

Gli utenti dell’app guadagnavano monetine virtuali la cui transazione era validata da un sistema decentralizzato: si poteva spostare il modello sulla blockchain in modo che le monete avessero valore, era compatibile.

Il team di Friends decide di andare a Chiasso (se vi chiedete perché proprio a Chiasso, lo spiega il Sole 24 Ore qui http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-04-02/a-chiasso-criptovalle-vista-milano-202012.shtml?uuid=AEG3ubRE) per effettuare l’operazione e i primi di marzo 2018 lanciano una I.C.O alla quale partecipano 15.000 persone: vengono emessi token a prezzi molto bassi. Chi vuole speculare li compra per rivenderli, mentre qualcun altro li compra come investimento di lungo periodo.

Cosa ci vuole insegnare Cadoni?

Che i venture capital non sono l’unica strada per ottenere finanziamenti: attraverso l’I.C.O. chiunque può investire senza burocrazia. “L’I.C.O. è un investimento liquidissimo che, soprattutto per le start up, evita di immettere estranei nel c.d.a., lasciando libertà a chi tiene le redini dell’impresa”. Tuttavia, vi è un alto livello di responsabilità in quanto molte persone hanno creduto nel progetto e, siccome ci si muove in un mercato non regolamentato, le truffe sono dietro l’angolo.

La blockchain è una tecnologia nuova con tanti punti di forza, ma la verità è che al momento nessuno può prevederne gli impatti.

Michele Cappelletti (Imola Informatica), Matteo Costa e Giovanni Costa (EcoRecuperi)

In collaborazione con Imola Informatica, EcoRecuperi porta sul palco di Startup Grind un caso di applicazione della blockchain in ambito industriale, nonché un esempio di dirompente Open Innovation aziendale. Difatti, Michele Cappelletti è giunto alla soluzione di una problematica industriale. Ecco a voi la storia.

EcoRecuperi e i nuovi mercati ultra competitivi

Corre l’anno 1997 quando Giovanni Costa fonda EcoRecuperi, società di recupero di rifiuti, i cui 109 operatori sviluppano servizi di raccolta soprattutto di cartucce per stampanti che verranno poi rigenerate e rimesse sul mercato, in linea con le direttive europee che richiedevano la rigenerazione della cartuccia.

L’azienda è andata a gonfie vele fin quando i prodotti cinesi hanno invaso il mercato europeo. Serviva una soluzione in grado di permettere alle cartucce rigenerate di recuperare quote di mercato nei confronti del prodotto cinese, che oltre a bypassare molto spesso i brevetti, risulta meno ecologico e non riutilizzabile.

Così i Costa hanno ideato un progetto per tracciare il percorso della cartuccia e garantirne l’effettiva rigenerazione, assicurando così alle pubbliche amministrazioni di fare acquisti green, in linea con le normative europee. Le cartucce rigenerate sono accompagnate da una certificazione che provi la vera ecosostenibilità del prodotto acquistato.

La blockchain come metodo di certificazione

La blockchain gioca un ruolo cruciale in termini di certificazione: è strutturata in modo da rendere i dati scritti non modificabili.

In genere per effettuare una certificazione servono un ente fidato, tempo e burocrazia. La blockchain introduce un trust in cui questi elementi non sono necessari ed offre un sistema alternativo di garanzia. Il cliente finale, la p.a., detiene così uno strumento adatto a verificare che la raccolta ed il successivo rigenero siano state realmente effettuate da EcoRecuperi. Tali garanzie sono offerte anche agli altri attori che partecipano al sistema, con lo scopo di creare un circolo virtuoso. L’interazione avviene tramite web application, con un sistema semplice, affidabile e trasparente ed il ricarico applicato a chi acquista le cartucce è pressochè trascurabile. Michele Cappelletti intende dare a chi lavora nell’economia tradizionale uno strumento per evolversi e, nel 2014, ha iniziato a ragionare sull’ipotesi di brevettare questo processo per assicurare che il modello rimanesse e rimanga sempre aperto (open license).

In conclusione

Il pubblico era tanto, è stata fatta qualche domanda e l’evento si è concluso con l’aperitivo, momento giusto per bere un bicchiere di vino assieme a chi poco prima era sul palco o per chiacchierare con gli altri presenti. Uno spazio di fruttuosa convivialità, utile per fare network e conoscere persone che in futuro arricchiranno il tuo progetto.

Ricordiamo a tutti che il prossimo evento Startup Bologna si terrà il 26 aprile al Tim Wcap di via Oberdan e verterà sul nuovo GDPR, di cui, dal prossimo 25 maggio, dovranno obbligatoriamente tenere conto le imprese che trattano dati personali. Ve ne daremo conto.



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