"Processo agli investimenti alternativi", un incontro tenuto da IAG ed Azimut Wealth Management

Il 21 settembre 2017 si è tenuto l’incontro “Processo agli investimenti alternativi” organizzato da Italian Angels For Growth (“IAG”, per saperne di più http://www.italianangels.net/) ed ospitato da Azimut Wealth Management (http://www.azimutwm.it/) nella splendida cornice di Villa Altura, dove ha sede la filiale bolognese di Azimut, a cui ha partecipato la redazione di StartDOUp. Obiettivo dell’incontro rispondere a una domanda precisa: possono esistere punti di incontro tra il mondo dell’emergente economia reale e quello tradizionale della gestione del risparmio? e, se sì, quali?

Per rispondere a tale quesito, durante l’evento si sono susseguiti interventi di esperti che hanno comparato il mondo degli investimenti tradizionali con quello degli investimenti alternativi ed hanno analizzato le novità legislative riguardanti questi ultimi, ad esempio PIR e SPAC.

Hanno poi partecipato attivamente all’incontro rappresentanti di startup di successo, per raccontare la propria esperienza.

Introduzione dell’evento

Alessandro Andreoli e Massimo Jakelich, in rappresentanza di Azimut Wealth Managment, hanno aperto l’incontro definendo gli investimenti alternativi come un ambito sempre più interessante per coloro che si occupano di gestione del credito, tra cui Azimut. I tassi di interesse per gli investimenti tradizionali, difatti, da anni hanno avuto un drastico calo ed il trend degli investimenti si dirige sempre più verso il mercato non quotato.

Azimut Wealth Managment è la più grande società di gestione del risparmio presente in Italia, indipendente da gruppi bancari e industriali, quotata in borsa e con un fatturato annuo di quasi 800 milioni. Come tale, è un’importante fonte di investimenti per le PMI emiliane.

Secondo Andreoli e Jakelich “negli ultimi mesi si sono susseguite novità importanti che hanno fortemente incentivato l’investimento nel settore alternativo: istituzioni come PIR e SPAC, create da poco, creano un  forte impatto in positivo sulla crescita economica aumentando considerevolmente la possibilità delle aziende di ottenere capitali di rischio”.

Come afferma il notaio Federico Tonelli, rappresentante di IAG nonché moderatore-chairman della serata, i risultati dati da PIR e SPAC sono eclatanti, anche per via dei loro vantaggi fiscali: si stimava, per esempio, che nel giro di un anno sarebbero stati raccolti 2 miliardi in PIR. In realtà, in soli 5 mesi dal lancio, i miliardi raccolti sono stati 5 e la raccolta prevista tramite questi strumenti finanziari per l’intero 2017 è di oltre 10 miliardi (dati esposti anche su il Sole 24 Ore, “Pir, si alza l’asticella: raccolta attesa a 68 miliardi in cinque anni” di Maximillian Cellino, 14 settembre 2017).

Chiudendo la presentazione, Tonelli ha parlato dell’associazione di cui fa parte: Italian Angels For Growth, che conta 150 soci al momento ed è attiva sul mercato nazionale da 10 anni. IAG si è classificata al quinto posto nel ranking italiano degli investitori in startup, unico gruppo privato tra tanti fondi di investimento a collocarsi in questa classifica.

Aziende presentate e relatori intervenuti

All’incontro sono state presentate due aziende, nate come startup ma oggi strutturate e cresciute anche grazie ai finanziamenti di AZIMUT e di IAG: si tratta di Borsa del credito.it (“Borsa del Credito”), che rientra nella scuderia Azimut, ed Inventia, società partecipata da alcuni soci di IAG.

Si è poi discusso di strumenti di investimento e a parlare in questa fase sono stati Fausto Artoni di Azimut, Aurelio Mezzottero, Managing Director di IAG, e Marco Astorri, CEO e founder di Bio-on S.p.a.

L’impegno del governo in termini di agevolazioni fiscali per startup e PIR ha ottenuto un notevole successo in poco tempo. Alla domanda quali sono le agevolazioni fiscali in startup innovative? risponde Mezzotero.

La principale norma di riferimento è quella che prevede una detrazione fiscale del 30% sugli investimenti in equity per la startup innovative, categoria di società tecnologiche e non bancabili per definizione, puntualmente definite dalla legge ed iscritte nello specifico registro delle imprese delle camere di commercio”. Tale provvedimento, avente l’ovvio intento di aumentare ed aiutare la propensione al rischio degli investitori, è stato valutato positivamente da Mezzottero. A sua parere è un po’ prematuro dare un giudizio sugli effetti che il provvedimento del governo sta ottenendo, ma afferma di avere l’impressione che si stia andando nella giusta direzione.

Artoni spiega invece le agevolazioni fiscali previste per Piani Individuali di Risparmio, i cosiddetti PIR.

Con i PIR ogni codice fiscale può investire 30mila euro all’anno per un massimo di 5 anni in strumenti che hanno l’obbligo di investire in aziende italiane quindi debito o credito e almeno il 30% del patrimonio totale racconto in PIR deve essere investito in società non appartenenti all’indice principale”.

Artoni ci fornisce dati precisi sui PIR: “La Francia è partita con questi strumenti nel ‘99 e ha raccolto ad oggi 120 miliardi di euro, l’Inghilterra nel ‘92 e ha raccolto finora 500 miliardi di sterline. Quando il governo ha lanciato i PIR, stimava che si sarebbero raccolti 8 miliardi di euro entro un anno. Probabilmente alla fine di quest’anno saranno 10, con stime di 60 billion a 5 anni. Il problema è che manca la carta, mancano le aziende in cui investire, mancano l’equity e i bond”.

Artoni spiega che l’Italia è in una situazione particolare: da una parte c’è un capitalismo familiare che spesso si ferma alla prima generazione, dall’altra, un risparmio delle famiglie tra i più alti del mondo (abbiamo un debito pubblico di 2  trilioni di euro ma una liquidità delle famiglie italiane di 4 triliardi di euro, senza contare gli immobili).

Il notaio Tonelli puntualizza che gli investimenti in startup e PIR hanno agevolazioni fiscali diverse: l’agevolazione in startup consiste nella restituzione del 30% del quantum investito sottraendolo alle tasse dell’anno dopo, è quindi un ristorno certo se chi investe ha un reddito.

Il PIR gode di enormi agevolazioni fiscali: l’investitore non paga il 26% dell’imposta sul capital gain a patto che mantenga per almeno 5 anni nell’investimento. È proprio questo uno degli aspetti importanti dell’investimento in PIR: come diceva Warren Buffet, è chi ha disponibilità in fattore di tempo a fare gli investimenti migliori, ed il sistema dei PIR abitua gli investitori a stare fermi nelle proprie scelte. Anche nelle situazioni più difficili, quando affinché arrivino i risultati è fondamentale stare fermi.

Capitalizzare a lunghissimo termine con un risparmio fiscale del 26% ha un impatto sui rendimenti incredibilmente positivo.

Tonelli ricorda anche l’esenzione presente sull’imposta di successione per i PIR.

Per concludere l’incontro, Marco Astorri, founder e CEO di Bio-on, porta la sua testimonianza, raccontando com’è nata la sua azienda, fondata nel 2007 e che ad oggi capitalizza 560 milioni di euro all’anno.

Parla di come è cresciuta e, soprattutto, di come ha affrontato la scelta sul quotarsi o meno in borsa, dubbio amletico per molte imprese italiane. “Nel 2014 l’autofinanziamento non era più sufficiente e ci siamo chiesti se, tra tutte, la soluzione fosse la quotazione dell’azienda in borsa. Alla fine abbiamo deciso di quotarci con AIM, effettuando una piccola raccolta del 10% a patto di strutturarci come SPA.”

Ma la presenza di investitori nelle società è davvero un male necessario? a detta di Astorri no: egli afferma di non aver mai sentito il peso, l’invadenza o un vincolo pendente da soggetti fino a poco prima “estranei” alla società e che, anzi, spesso è stato lui stesso ad attivarsi per aggiornare i propri investitori sugli andamenti.

Ad avviso di Astorri sul suolo emiliano romagnolo sono presenti centinaia di aziende pronte per essere quotate ma che ancora non vogliono prendere tale scelta. La parola “borsa” spaventa, ma, dice Astorri, il rischio fa sempre parte del gioco dell’imprenditoria e nei prossimi anni ci sarà una grandissima richiesta di carta. L’innovazione dev’essere pervasiva nel sistema degli investimenti: innovatore dev’essere l’imprenditore tanto quanto anche colui che investe, che deve riconoscere nella tecnologia un fattore importante.




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