Workshop di Future Food e Intesa Sanpaolo: i consigli degli Avvocati sui term sheet e sulla due diligence

Workshop di Future Food e Intesa Sanpaolo: i consigli degli Avvocati sui term sheet e sulla due diligence

Abbiamo partecipato ad alcune tra le giornate di accelerazione organizzate da Intesa Sanpaolo Innovation Center e Future Food Institute presso il Tim Wcap di Bologna. Invitate alle giornate sono startup legate al mondo del food, alcune seguite dall’Intesa Sanpaolo Innovation Center, altre no, ma Banca Intesa ha comunque deciso di supportare questi incontri per dare un apporto allo sviluppo dell’ecosistema del settore. Le slide degli incontri sono disponibili sul sito officineformative.com, in aggiunta a tantissime altre tutte accessibili e gratuitamente fruibili.

Abbiamo partecipato ad alcune tra le giornate di accelerazione organizzate da Intesa Sanpaolo Innovation Center e Future Food Institute presso il Tim Wcap di Bologna. Invitate alle giornate sono startup legate al mondo del food, alcune seguite dall'Innovation Center di Intesa Sanpaolo, altre no, ma Banca Intesa ha comunque deciso di supportare questi incontri per dare un apporto allo sviluppo dell’ecosistema del settore. Le slide degli incontri sono disponibili sul sito officineformative.it, in aggiunta a tantissime altre tutte accessibili e gratuitamente fruibili.


Due diligence & term sheet

Gli Avvocati Michele Nascimbene e Andrea Zanoni dello studio Nascimbene & Partners hanno tenuto una lezione frontale sui temi della due diligencee dei term sheet, fornendo diversi consigli su questi temi, e non solo.

La traduzione del termine anglosassone due diligence significa letteralmente “dovuta diligenza” e rappresenta l’attività di indagine che un soggetto investitore compie al fine di raccogliere e verificare tutte quelle informazioni necessarie a valutare un’azienda. Scopo della due diligence è quello di accertare in maniera diligente se vi siano elementi di criticità che possano compromettere il buon esito di una trattativa.

Il term sheet è invece un accordo pre-contrattuale, non vincolante, che intercorre fra i fondatori della start up e gli investitori, prodromico alla conclusione dell’auspicato contratto di investimento.


La due diligence

La due diligence si colloca nel processo di negoziazione che, dopo un primo momento conoscitivo tra startup e investitore, può condurre alla firma di un accordo detto term sheet, non vincolante tra le parti ma che regolerà il resto della negoziazione.

L’attività di due diligence è dunque contestuale allo svolgimento delle negoziazioni e sarà prodromica alla redazione dello sperato contratto di investimento.

La due diligence deve essere condotta secondo il principio della buona fede, inteso come l’obbligo comportamentale da parte degli startupper di fornire all’investitore un quadro il più realistico e aggiornato possibile della situazione dell’azienda.

Le parti devono inoltre accordarsi sul perimetro della due diligence: con le startup si presuppone che l’ambito dell’analisi sia tutto sommato limitato, in quanto la stessa startup sarà più “piccola” di una normale pmi.

Al fine di effettuare la due diligence sarà opportuno anche consultare dati pubblici e, alla fine dell’analisi, verrà stilato un report chiamato “rapporto di due diligence”, che evidenzia le criticità dell’azienda.

Quando la due diligence ha come oggetto una startup, l’indagine si focalizzerà sui seguenti elementi:

  • il team,
  • il prodotto o servizio offerto,
  • la capacità di crescita della startup (la sua scalabilità),
  • il mercato e le sue richieste,
  • l’eventuale strategia di exit (utile a capire quale tipologia di ritorno si possa trarre dall’investimento, che può essere vendita della società o quotazione della stessa sul mercato).


La società: quando, dove e come costituirla?

Gli Avvocati hanno anche toccato altre tematiche di forte attualità per gli imprenditori presenti.

La prima domanda che hanno posto alle startup presenti è stata “quante di voi si sono già costituite in società?e, in caso di risposta positiva, per quale ragione lo avete fatto?”: la maggioranza delle startup già costituite in società ha risposto che lo scopo era quello di partecipare a bandi che mettevano in palio denaro a fondo perduto accessibili solo alle startup già costituite come società.

Costituire una startup come società di capitali può, di fatto, consentire l’accesso a tali bandi, ma a volte porta a dover affrontare costi non necessari né tantomeno utili, soprattutto in un primo momento.

Gli avvocati ricordano che costituire la startup sotto forma di società ha comunque i suoi lati positivi: in primis un soggetto costituito come società (di capitali) detiene un maggiore potere di negoziazione con gli investitori e/o con soggetti istituzionali, in quanto essi, nel dialogo con la startup, sanno di parlare con una persona giuridica già costituita e non con soggetti singoli. In tal modo hanno le idee più chiare. Inoltre, costituirsi in una società di capitali circoscrive il rischio al patrimonio della società e non della persona fisica, che risponde dei debiti contratti con il suo patrimonio personale presente e futuro.

In tal caso, il consiglio che gli speaker hanno rivolto all’audiencedei presenti è quello di non agire frettolosamente nella costituzione della società, ma di attendere e ragionare su quale sia il momento più propizio.


Dove costituire la società?

Costituire la società all’estero può avere costi minori ma è necessario ascoltare i consigli di un soggetto esperto e competente, che possa consigliare lo startupper nella maniera il più possibile indipendente: l’apertura di una società all’estero può infatti, di per sé, risultare meno dispendioso ma bisogna tener conto delle possibili conseguenze. Tra tutte, la possibilità che l’Agenzia delle Entrate attui un maggior numero di controlli e si informi approfonditamente sulle motivazioni di tale scelta, oltre al rischio di dover tenere - a certe condizioni - una doppia contabilità, nel caso in cui l’attività di impresa si svolga anche in Italia.

È evidente che i lati positivi non mancano, ma bisogna anche scegliere in maniera oculata e ponderata se, quando, come e dove costituire la società.


Patti parasociali, associazioni in partecipazione

Alcuni tra i soggetti presenti al workshop hanno affermato di non avere costituito la società ma di avere temporaneamente optato per il modello dell’associazione in partecipazione: gli avvocati la reputano una scelta prudente -almeno per gli inizi- in quanto costituire una società significa dotarla di uno statuto con regole rigorose e vincolanti, le quali possono spaventare un futuro investitore, creando delle rigidità all’interno dell’assetto sociale. Nell’associazione in partecipazione, invece, vigono una serie di accordi tra i soci, ma senza gli oneri e i gravosi vincoli di una società.

I legali affrontano anche la tematica dei patti parasociali. Essi sono accordi atipici con efficacia inter partes aventi ad oggetto regole di condotta da seguire nell'esercizio dei poteri, delle facoltà e degli obblighi riconosciuti ai soci dall'atto costitutivo. Il patto parasociale rimane fuori dallo statuto e approfondisce quindi i rapporti tra soci, i loro obblighi ed i loro diritti.

Stilare patti para sociali è utile non solo in vista dell’arrivo di un investitore, che come futuro socio di minoranza può volersi tutelare con un patto parasociale, ma anche per cominciare a pensare a lungo termine e prevenire future situazioni problematiche.

I patti parasociali possono riguardare i fenomeni più disparati dei rapporti fra i soci e sono strumenti molto flessibili di gestione dei loro rapporti. Questi possono vertere, tra tutti, sul diritto di voto dei soci, sulla non concorrenza, sull’eventuale diritto di veto, sulla ripartizione dei crediti dei debiti e, in generale, servono a gestire in anticipo alcune questioni che altrimenti potrebbero generare tensioni e contratti insanabili. “Patti chiari, amicizia lunga” dice un detto: noi diciamo che regolare ipotizzabili questioni in anticipo fornisce certezza giuridica ai progetti.



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